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venerdì 25 febbraio 2011

MANUALE D'AMORE 3 ovvero Come sputtanare attori famosi



La commedia romantica è il genere di largo consumo più spendibile sul mercato del cinema. L’importante sono i nomi in locandina e qui la produzione De Laurentiis non ha badato a spese.

Ci sono tutti: il divertente Carlo Verdone, il belloccio Riccardo Scamarcio, l’avvenente Laura Chiatti, la non-più-giovanissima e insipida Monica Bellucci, il teatrale Michele Placido e niente meno che Robert De Niro.
No, non è un errore di battitura, nel nuovo film di Veronesi regista di film come “Genitori & figli”, “Italians”, “Manuale d’amore” e “Manuale d’amore 2”, c’è l’attore di “Toro scatenato”, “Gli intoccabili” e “c’era una volta in America”.

Cosa c’entra? Nulla, ma che importa! Il film consiste in tre storielle d’amore in un condominio divise in tre fasce d’età: i giovani, la mezza età e gli over sessanta. Il risultato è un misto di romanticherie e luoghi comuni, con qualche scena divertente e un po’ di scene piccanti.

Matteo Cavezzali

UMORISMO INVOLONTARIO
RANCORE SUSCITATO
EFFETTI SPECIALI BECERI

mercoledì 29 dicembre 2010

NATALE IN SUDAFRICA ovvero Come fare soldi sulla demenza degli italiani



L’idiozia non conosce crisi. Con 6 milioni di euro anche quest’anno sbanca i botteghini la terna De Sica-Neri Parenti-De Laurentiis. Una commedia senza una battuta che faccia abbozzare un sorriso che razza di commedia è? Quello del cine-panettone è un mistero italiano degno di Lucarelli. Lo strombazzamento mediatico continua a far incassare questi film che fanno uscire dalla sala con la nausea. A fregare gli italiani è l’abitudine. Dopo cappelletti e panettone non si riesce a fare a meno di andare al cinema a farsi bloccare la digestione dalle battute penose di De Sica e della sua combriccola di cialtroni? Quest’anno a prestare le cosce e il davanzale al botteghino è la soubrette Belèn che si mostra come “preda” di due cacciatori (Ghini e Panariello).
Per paura di incassare poco i debosciati hanno pure infarcito il film di spot come un tacchino ripieno. Ad ogni inquadratura la macchina da presa indugia su marchi di telefonini, vestiti e automobili senza pudore. Per non farsi mancare niente il tutto è arricchito da un po’ doppi sensi misogini, battute razziste e volgarità un tanto al chilo. La trama è riassunta magistralmente dallo stesso De Sica: “Se dovessi raccontare drammaturgicamente la storia non saprei cosa dirti perché è sempre la stessa da ventisette anni”. Chiarissimo. “Sono uno stacanovista della cazzata” ha affermato con autentica sincerità Neri Parenti che ogni inverno sforna questa accozzaglia di natale che può vantare il triste primato di essere divenuta icona culturale dell’epoca berlusconica. Il nulla ripieno di niente stuzzica il palato di molti sciagurati che riempiono le sale cinematografiche senza sapere il perché.
I peggiori prodotti della tv commerciale si spalmano sul grande schermo e vengono scelti scientemente da persone che pagano deliberatamente un biglietto per vedere questo concentrato di demenza. Il prodotto popolare diretto alle masse non deve essere per forza becero, esiste una grande tradizione di film popolari che mantengono un alto livello comico e artistico, un grande maestro di questo genere è stato ad esempio Mario Monicelli, recentemente scomparso.
Questi tempi cupi per la cultura italiana che stanno crescendo una giovane generazione di ragazzi derubati della cultura un giorno finiranno, ma fino a quel momento non c’è niente da ridere.
Matteo Cavezzali

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